Il fascino del genere binario #1: Personalità e attitudini

English version here.


Credo che ormai si sia capito che sono un genderqueer, ovvero uno che non si ritrova nelle due tradizionali categorie del genere binario: uomo o donna. Il mio corpo è assolutamente binario, e la cosa non mi dispiace, e nella mia vita reale (ovvero al di fuori della mia identità di artista da strapazzo con un nome ridicolo) uso anche un pronome binario. Non ho problemi con il mio corpo, né con il pronome che la società mi attribuisce automaticamente; è semplicemente che, come scrivo qui, quando la gente mi parla di “sentirsi uomo o donna” e di avere caratteristiche e percepire il proprio posto nel mondo in base a questa per me fantomatica identità maschile o femminile, io non ho davvero idea di cosa stiano parlando. Io non mi sento uomo o donna, io mi sento io, non percepisco questa divisione fra i due generi binari (a dire il vero anche alcune persone cisgender non percepiscono la divisione fra di essi), penso a me stesso prima di tutto come a una persona e non ho un sentimento di appartenenza o fratellanza o sorellanza a uno dei due generi. Ergo, genderqueer.

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Però. Devo ammettere che il genere binario ha il suo fascino. Eh sì, seppur io sappia bene che non fa per me – quelle poche volte che provai ad aderire alle norme di genere andò proprio di merda – ammetto di esserne affascinato. È un mondo per me incomprensibile, con le sue regole per la maggior parte non scritte: le persone sanno cosa ci si aspetti da loro a seconda del loro genere e sembrano essere programmate per seguire il proprio stereotipo. Io posso solo guardarli incantato e meravigliarmi. Funzionano così bene, con tutte le loro regoline ordinate. Mi sembra il Mondo Dove Tutto È Semplice, segui il tuo ruolo, accetta la tua parte, credi di essere definito dal tuo genere, comportati di conseguenza e vedrai che tutto andrà benissimo. E in effetti, sembra proprio che questa gente sappia cosa stia facendo, e si muova nel mondo guidata da queste misteriose convenzioni che fanno filare liscia gran parte delle interazioni sociali. E io le guardo ammirato, e con un pizzico d’invidia, sarò onesto, perché sembra davvero tutto così facile. Quindi, ho deciso di scrivere una serie di post per descrivere esattamente cosa mi affascini tanto del mondo binario.

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Il mondo binario, dove tutto è diritto e va bene. A parte quel treno laggiù in fondo.

(Prima che qualcuno se la prenda, questa serie di post, come spero abbiate già capito, è altamente ironica e umoristica e si riferisce agli stereotipi femminili e maschili a mio dire peggiori. Tutto è altamente stereotipato. Ho cari amici cisgender e il fatto che io sia un genderqueer di rado complica le cose; a volte non abbiamo magari idea di cosa l’altro stia parlando ma ehi, questo capita a tutte le categorie di persone. Cazzo, ho perfino avuto partner cisgender, e abbiamo avuto delle relazioni molto positive. Cazzo, anche le persone cisgender non si ritrovano necessariamente nei tradizionali generi binari. Quindi non vi preoccupate, non vi odio.)

1. Personalità e attitudini

Se uno è binario, sembra che alcuni tratti della sua personalità e alcune sue attitudini siano ben definite e rigidamente stabilite. Le donne sono dolci. Gli uomini sono determinati. Le donne sono brave a costruire relazioni. Gli uomini sono bravi a occuparsi di lavori in cui razionalità e freddezza mentale siano richieste. Le donne amano parlare. Gli uomini sono d’azione. Alle donne piace occuparsi dei figli. Agli uomini piacciono i motori. E così via.
E voilà, hai un genere (determinato rigidamente dai tuoi organi sessuali, mi raccomando) e in un secondo hai già organizzata metà della tua personalità e della tua vita, forse anche tre quarti alle volte. A me pare comodissimo. Perché stare a farsi una testa così su quello che desidereresti fare di più e su cosa vuoi concentrare i tuoi sforzi quando qualcuno ci ha già pensato per te? Non stare a preoccuparti tanto e prendi quello che la “natura del tuo genere” ha ideato per te, no? Prendete me, per esempio, che sono il classico intellettualoide dei vostri coglioni che vuole fare più o meno tutto e forse qualcosa di più, già che c’è; che non è mai sazio di conoscenza, che vorrebbe imparare praticamente qualunque cosa (non che abbia qualche speranza di riuscirci, per essere chiari): se mi attenessi a quello che i miei genitali prescrivono avrei già tutto bello che sistemato. Niente dilemmi esistenziali sulla strada da scegliere, la mia strada giacerebbe già lì di fronte a me, ordinata, nitida. Tutti i gli obiettivi della mia vita già decisi: una carriera di successo se uomo, una vita tranquilla e preferibilmente con figli se donna. Rilassati e mettiti comodo, che quello che devi fare te lo dice la società.
Strada comoda e diritta, ma anche un pochino noiosetta, eh. Un po’ come una gabbia d’oro, comodissima, con tutto quello che uno possa desiderare, dove si viene serviti e riveriti, senza mai bisogno di sforzarsi, tutto già pronto, scintillante e piacevole. Ma nella gabbia d’oro si possono leggere solo dieci libri. Solo quelli, per tutta la vita, e nient’altro. Quella è la quantità di conoscenza e di vagabondaggio mentale che sia concessa, e fine della storia. O prendere o lasciare.
E c’è anche un altro problema: quando si esce dal genere binario (o forse quando ci si nasce, fuori di esso? Io ci sono nato), quando si ci immette sulla strada tutta contorta e arzigogolata che non si capisce bene dove porti, tutto il resto diventa un gran casino. Tutta la società ordinata, con le sue regoline, con le persone che sanno cosa fare: gran casino. Non ci si capisce niente, tu non capisci loro e loro non capiscono te. Eh vabbè, cose che capitano. Non un gran dramma, di solito, anche se si possono verificare alcuni scambi poco piacevoli, del tipo “NOOO DEVI ASSOLUTAMENTE ESSERE COME NOI ANCHE TU!”. No, grazie tante dell’offerta, ma no.
Anche se, anche se, sono affascinato. Invidio la sicurezza di quelle persone, la loro certezza di essere al posto giusto e di stare facendo la cosa giusta per la loro vita. Sono incantato dalle donne che sanno di dover fare figli e ne sono felici in quanto donne, e dagli uomini che sanno che i figli, sebbene sicuramente siano pure loro, non sono roba di cui si devono occupare, ché quella è roba da donne. Invidio gli uomini convinti che il loro ruolo sia quello di far carriera e di ammazzarsi di lavoro, e quelle donne che sanno che la loro femminilità le rende più adatte a trascorrere una quantità maggiore di tempo a casa, magari facendo le faccende domestiche o occupandosi di suddetti marmocchi.
Tutto già deciso. Facile, pratico, buono.
O forse no.

goodlucksign

Me la passo bene sulla mia strada incasinata, grazie tante. Quindi… credo che andrò per di là. No, aspetta.

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