Una vita spesa a leggere libri

Originariamente pubblicato il 15.12.2015. English version here.

La mia mente è a stento in grado di lavorare, e questa è una premessa necessaria, perché questo post sarà breve e non particolarmente elaborato. Anzi, piuttosto sciocco. La ragione per cui la mia mente non può lavorare è che ho a malapena dormito stanotte; il sonno sembra essere un problema per gli alieni sulla Terra. Ambiente innaturale, suppongo.

Ad ogni modo, voglio riferire di una cosa estremamente bella accadutami oggi, perché penso che valga la pena di essere condivisa. Stavo impacchettando insieme libri in libreria – gli umani della libreria evidentemente non credono che li ucciderò coi miei piercing, e ne sono molto grato – e nel frattempo stavo parlando col mio collega e anche supervisore di cosa ci piace fare nelle nostre vite e così via. Siccome lavoriamo in una libreria, è naturale che spesso parliamo di libri. Gli stavo dicendo cosa mi piace leggere, cosa ho scritto e sono arrivato infine a dirgli che ho scritto un romanzo. Sorpresa e domande dal mio collega. Dopo ciò è il mio turno:
«E anche a te piace scrivere? Cos’hai scritto?»
«Scrivevo quando ero più giovane, ma non è quello che ho intenzione di fare nella mia vita. Nella mia vita, leggerò.»

Non è meraviglioso? Lui ha un buon posto in una libreria, potrebbe pensare a fare soldi, guadagnare sempre di più, avanzare nel suo lavoro. E mi dice che nella sua vita vuole leggere. Avevo già notato che è un umano molto gradevole e gentile, forse uno di quegli umani speciali, ma questo mi ha fatto estremamente piacere. E ancor più in quanto lui è il mio supervisore; è a un livello più alto di me nella libreria, potrebbe avermi parlato di carriera e soldi. Ma no, lui vuole leggere. Vuole fare quello che gli piace fare, vuole spendere le sue ore seduto su un divano, su una sedia, disteso su un letto o in un prato, e semplicemente leggere. Pagina dopo pagina, storia dopo storia, conoscenza dopo conoscenza. Uno sfavillio di luce in un giorno altrimenti stanco.

Gioisco profondamente quando incontro un umano che nella sua vita cerca la felicità vera. Felicità vera che è formata da piccole cose; le grandi cose vengono più tardi, se mai verranno, ma ciononostante saranno costruite da tutte quelle piccole cose accumulate una sopra l’altra. Non so se pubblicherò mai il mio libro, ma per qualche mese ho avuto il piacere di scriverlo. Questo è quello che conta. Certo che sarò felice se riuscirò a pubblicarlo, ma quello che mi rende davvero felice è averlo scritto. Le cose sarebbero così migliori se gli umani si dedicassero a quello che porta loro vita invece che a quello che porta loro soldi, carriera, successo. Adesso sto facendo il magniloquente, ma davvero, dico sul serio. Ho smesso di comprendere questa grottesca corsa al successo; e pensare che una volta anch’io ci credevo. No aspetta un secondo, ero orribilmente infelice: non ci credevo veramente, stavo fingendo di farlo, anche con me stesso. Non sto dicendo di non fare alcunché, di non farlo bene, di distendersi e basta e lasciare che tutto vada, no; io stesso provo sempre a dare il mio meglio in tutto ciò che faccio. Ma non vedo motivo di essere meschini verso altri mentre lo si fa, e solo per ottenere qualcosa, i soldi, che non ha un vero e proprio valore. Credo nel lavorare per ottenere cibo, una casa, libri, un computer, vestiti. Anche matite, una palla da calcio, o quella nuova pianta che vuoi davvero davvero nel tuo giardino. Non credo nel lavorare per comprare l’automobile più potente non perché ti piacciano le macchine ma solo perché è la più grossa e la più forte, l’ultimo modello di tutto, una tale quantità roba che non ne userai nemmeno la metà.

Gli umani dovrebbero desiderare solo di essere felici. Che altro dovrebbero fare? Che altro dovrebbe fare ogni altra creatura vivente? Non riesco a vedere alcun altro scopo nella mia vita che quello di essere felice, qualunque cosa significhi per me. E non credo che i soldi e la prevaricazione possano comprare la felicità. Ok, magari per uno psicopatico, ma gli psicopatici non sono un granché come campione di popolazione; ce ne sono piuttosto pochi in giro, per quello che ne so (in compenso ci sono un mucchio di umani terribili, che riescono a essere terribili senza essere psicopatici).
Voglio solo essere felice. Voglio solo avere un ambiente lavorativo confortevole, dove mi sento benvenuto e apprezzato. Dove posso chiacchierare amichevolmente col mio collega mentre impacchettiamo libri. Dove possono sentirlo dire che nella sua vita vuole leggere.

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